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PARLA MIMMO LUCANO: SONO PRONTO AD ANDARE IN GALERA

Radio Roccella | 24 Settembre 2023

Bisognerà attendere l’11 ottobre per conoscere la sentenza della Corte d’Appello di Reggio Calabria su Mimmo Lucano. L’ho cercato per avere le sue impressioni di prima mano. Ho con lui un rapporto d’amicizia cementato nel corso degli anni dalla condivisione di idee e principi. Tuttavia, ciò che penso della sua vicenda umana, politica e, ahimè, giudiziaria, non ha niente a che vedere con questo. “Non mi sono occupato del problema migranti per avere visibilità, è stata una conseguenza di quello che già facevo prima. Da vent’anni e più questo è un argomento al centro del dibattito politico, tanto che i confini, il loro rafforzamento, sono diventati i confini delle nostre coscienze, barriere alzate per proteggere i propri egoismi. Egoismi contro i quali ho sempre lottato. Già da ragazzo ho partecipato ai collettivi, alle lotte sociali: ero affascinato. C’è chi preferisce fare sport o altro, a me è sempre piaciuto occuparmi degli altri. Quando ero studente ho vissuto il 68 della Locride. Eravamo legati al mugnaio Rocco Gatto, al Movimento Cristiani per il Socialismo, al prof. Natale Bianchi. Dopo a monsignor Bregantini. Lui non ha mai dichiarato di aderire alla teologia della liberazione, ma era stato un prete operaio. Ci siamo incontrati in occasione del primo sbarco dei Curdi”. Un momento di svolta per Mimmo. “Sono diventato un attivista del movimento del popolo curdo soprattutto per la loro lotta al capitalismo. L’accoglienza è nata da subito con forti motivazioni politiche, questa è la differenza con altre esperienze in altri luoghi. È nato il cosiddetto modello Riace, che a mio avviso non è un modello perché è nato spontaneamente. È stato, questo sì, coerente con il mio impegno precedente contro la speculazione edilizia e la devastazione della costa. Abbiamo recuperato i luoghi vuoti, dove in passato c’era la vita della comunità contadina, con i bambini che giocavano per strada. Sono diventati luoghi d’accoglienza, risvegliando anche la nostra tradizione umanitaria, di rispetto per lo straniero. Non abbiamo costruito lager, ma piccole comunità globali. La solidarietà e l’accoglienza parlano di per sé di rispetto per la dignità umana, quindi sono una naturale opposizione alla cultura mafiosa, alla violenza. Come ha detto Wim Wenders, era un messaggio di valore universale”. Lucano ci tiene a dare una forte connotazione politica al suo impegno per i migranti, come abbiamo visto. Una tragedia che affonda le sue radici nell’azione del capitalismo e del neo liberismo “che hanno sconvolto le terre abitate dai più poveri costringendoli a intraprendere i viaggi della speranza”. L’esperienza di Riace, continua Mimmo, è stata messa all’indice perché pericolosa. Essa ha sbugiardato la predicazione sull’invasione in corso e quindi sulla necessità di rafforzare i confini e adottare politiche repressive. “Riace rappresenta un pericolo per la vendita delle armi, per il neoliberismo, per le guerre: se passa il messaggio dell’Umanità, l’unica arma che abbiamo utilizzato, tutta questa scenografia cade come un castello di carta. Anche la fiction con Beppe Fiorello non è stata mandata in onda perché, in prima serata su Raiuno, avrebbe raggiunto un pubblico vastissimo”. Gli chiedo del processo. “Il colonnello della GDF che ha testimoniato ha detto: Attenzione, questo sindaco non ha intascato un euro. Io non ho case, non ho barche, non ho nulla. Il giudice ha scritto una cosa, che si poteva risparmiare, utilizzando un’accusa e non una prova: io preferirei vivere in modo (diciamo) semplice perché devo simulare”. Un passo della sentenza di primo grado sul quale si è soffermato qualche giorno fa, sul Manifesto, il professore Luigi Ferrajoli: “C’è una frase rivelatrice nella motivazione della condanna, che si aggiunge alla massa di insulti in essa contenuti contro l’imputato: la mancanza di prove dell’indebito arricchimento di Lucano seguito alla sua politica di accoglienza, scrivono i giudici, dipende dalla «sua furbizia, travestita da falsa innocenza» e attestata dalla sua casa, «volutamente lasciata in umili condizioni per mascherare in modo più convincente l’attività illecita posta in essere». Qui non siamo in presenza soltanto di una petizione di principio, che è il tratto caratteristico di ogni processo inquisitorio: assunto come postulato l’ipotesi accusatoria, è credibile tutto e solo ciò che la conferma, mentre è frutto di inganni preordinati o di simulazioni tutto ciò che la smentisce. Non ci troviamo soltanto di fronte a un tipico caso di quello che Cesare Beccaria stigmatizzò come «processo offensivo» nel quale, egli scrisse, «il giudice diviene nemico del reo» e «non cerca la verità del fatto, ma cerca nel prigioniero il delitto». Qui s’intende screditare come impensabili e non credibili le virtù civili e morali dell’ospitalità, del disinteresse e della generosità”. Luigi Saraceni, calabrese, già magistrato e parlamentare, ha detto che non sa se definire la sentenza drammatica o ridicola. “Il colonnello della GDF, prosegue Mimmo Lucano, ha dichiarato che non avevo motivazioni economiche, caso mai politiche”. Ciò è smentito dai fatti, in quanto Lucano non ha mai accettato le proposte di candidatura che gli sono piovute addosso da più parti e in più occasioni: elezioni politiche, europee, regionali. “Per quanto riguarda i soldi, poi, io non sono proprio interessato al denaro, alla proprietà, ai beni materiali. La storia delle carte d’identità, per la quale sono stato condannato per danno erariale, è emblematica: le compravo coi miei soldi, e andavo a Reggio a mie spese”. Gli parlo del progetto della Regione Sicilia (governo di centrodestra!) di ripopolamento di venti paesi delle Madonie dando accoglienza ai migranti. “In Calabria abbiamo la legge 18/09, ma Loiero e Oliverio non hanno fatto nulla per applicarla. Ho ringraziato Oliverio per l’appoggio che mi ha sempre dato, ma questo gliel’ho voluto dire. Con i fondi FER o POR avrebbero potuto realizzare uno SPRAR regionale, inserendo nel progetto anche l’utilizzo dei terreni incolti. Purtroppo si è persa, almeno finora, questa possibilità”. Alla fine non posso fare a meno di chiedergli cosa si aspetta dall’11 ottobre. “Mi aspetto l’assoluzione, risponde senza esitazioni, per un processo che non avrebbe dovuto neanche iniziare, orchestrato da un potere senza volto e senza nome per distruggere un’esperienza che metteva in discussione tutto quello che andavano dicendo sul fenomeno migratorio. Ma se ciò non dovesse avvenire, voglio che si assumano fino in fondo le loro responsabilità, non voglio sconti di pena. Andrò in galera a testa alta”. Usa proprio questo termine, in tutta la sua crudezza: galera. Senza girarci intorno, edulcorando nulla. Ci salutiamo col solito calore. Rimango seduto, col telefono in mano. Sono stordito. Ci sono uomini che fanno la Storia, e Mimmo è uno di questi. Con la sua macchina trascurata, il suo conto corrente alla posta quasi a zero, la sua semplicità spesso disarmante. Nel 2016 Forbes l’ha classificato al 40° posto degli uomini più influenti al mondo. A distanza di 7 anni rischia la prigione per avere speso la sua vita aiutando il prossimo.
Reggio Calabria, 23.9.23
Nino Mallamaci

Written by Radio Roccella





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