TI PORTO AL CINEMA 2

Radio Roccella con la collaborazione del bar e pasticceria Bar Borgo e il prezioso contributo dell’Amministrazione comunale di Roccella Jonica, presenta la seconda edizione di: TI PORTO AL CINEMA, una rassegna cinematografica dedicata ai più piccoli con due film eccezionali, dove gli animali sono tra i protagonisti.
Mia e il leone bianco, è un classico come Remí.

Mia e il leone bianco.
L’incredibile amicizia tra una ragazzina di nome Mia e un leone bianco. In Italia al Box Office Mia e il leone bianco ha incassato 5,7 milioni di euro .
Costretta a trasferirsi dall’Inghilterra al Sudafrica per seguire il lavoro del padre John, zoologo, Mia è una bambina insofferente e ribelle. Qualcosa però cambia quando, durante il primo Natale trascorso lontana da Londra, nell’allevamento di John nasce Charlie, un raro esemplare di leone bianco. Tra Mia e Charlie nasce subito un’amicizia fortissima che causa non poche preoccupazioni ai genitori della ragazza, convinti che il leone, una volta adulto, non saprà controllare i propri istinti predatori. Le cose si complicano ulteriormente quando Mia, insieme a suo fratello Mick, scopre un segreto sull’allevamento che i due bambini non avrebbero mai potuto immaginare.

Girato in tre anni, con l’attenta supervisione dello zoologo Kevin Richardson – sua la responsabilità dei sei leoni che circolavano sul set, sua soprattutto la responsabilità dell’incolumità dei due bambini – Mia e il Leone Bianco è un film traboccante di tenerezza.

Il film è adatto a due categorie di spettatori: le famiglie con bambini e gli adoratori irrazionali di cuccioli e animali in tenera età. Per i primi, il film di Gilles De Maistre è esattamente ciò che promette il trailer. Un lungo spot sui colori dell’Africa – location mozzafiato, parchi che si perdono all’orizzonte, cieli infiniti – popolato di tutti gli animali che i bambini degli altri continenti sono abituati a vedere allo zoo, o negli album di figurine: qualche zebra, tante giraffe, una bella sequenza con gli elefanti, un lemure protagonista delle scene slapstick che faranno morire dal ridere i più piccoli (un po’meno gli adulti) e poi, naturalmente, i leoni.

È un film, di fatto, tagliato a misura di bambino. La trama scorre via con un rapporto causa-effetto tra gli eventi praticamente immediato: Mia ha un problema, qualcuno ci fa notare che Mia ha un problema (di solito è l’altrimenti inconsistente personaggio di Mélanie Laurent), ecco che il problema si manifesta (spesso grazie a Brandon Auret, il villain Dirk), per risolversi poco dopo. Non è il tipo di film, insomma, da cui aspettarsi colpi di scena o sorprendenti trovate narrative. Di sorprendente c’è, ed è su questo che si concentra l’attenzione dello spettatore adulto, il rapporto che Richardson e la sua equipe hanno saputo creare tra Mia, la rivelazione sudafricana Daniah De Villiers, e il leone bianco cresciuto insieme a lei nei tre anni di lavorazione. Il legame tra i due – definitivamente pericoloso, nelle scene di conflitto come in quelle d’affetto, considerato che un leone adulto può pesare fino a 190 chili – è autentico, realistico e ben filmato, vero cuore di un progetto nato dall’idea di uno zoologo (Richardson) e di un appassionato di leoni (De Maistre).

REMI’
UN INSTANT CLASSIC PER L’INFANZIA, CON UNA GRANDE CURA PER SCENOGRAFIE E COSTUMI.

Il piccolo Remi vive in campagna insieme alla madre, la signora Barberin, mentre il padre Gerolamo lavora lontano come tagliapietre. Quando Gerolamo si ferisce in un incidente la madre si trova costretta a vendere il loro unico bene, una mucca di nome Rosetta che è anche la migliore amica di Remi, cui il bambino canta una ninna nanna che gli è rimasta nel cuore. È allora che Gerolamo rivela a Remi di non essere il suo vero padre ma di averlo trovato a Parigi, dove era stato abbandonato, e gli comunica che intende portarlo all’orfanotrofio, dato che non può più provvedere a lui.

Vitali, un artista di strada di origine italiana che si esibisce in giro per la Francia in compagnia del cane Capi e della scimmietta Joli-Coeur compra Remi da Gerolamo per sottrarlo al suo destino.

Da quel momento Vitali insegnerà al bambino a leggere e scrivere, e soprattutto a cantare in pubblico, unendo tecnica e cuore.

Basato sul classico della letteratura per ragazzi “Senza famiglia” di Hector Malot, questo Remi, diretto da Antoine Blossier, si prende molte libertà narrative, ma conserva intatto lo spirito del romanzo di formazione che, a fine Ottocento, raccontava la ricerca di identità del piccolo protagonista come una serie di false piste e mentite spoglie. Nessuno infatti è quello che sembra: non i genitori adottivi, non Vitali, né i numerosi imbroglioni che Remi incontrerà lungo la strada. Del resto è la stessa identità di Remi ad essere un mistero, che verrà risolto solo dopo numerose prove, con l’aiuto di alleati e l’intralcio di nemici occasionali. Soprattutto Remi dovrà sopravvivere ripetutamente all’abbandono.

In questo sesto adattamento cinematografico – senza contare le versioni televisive, compresa la serie anime giapponese che ha reso celebre la canzone interpretata da Cristina D’Avena – Blossier sceglie una messa in scena classica e un duo di interpreti convincente: nei panni del piccolo Remi c’è il tenero esordiente Maleaume Paquin, mentre in quelli di Vitali c’è il veterano Daniel Auteil, la cui grande prova d’attore regge sulle proprie spalle tutto il film, diventandone il centro emotivo.

UFFICIO STAMPA DI RADIO ROCCELLA.